
Radovan Karadzic, l'ex presidente serbo bosniaco accusato di crimini contro l'umanita',è stato catturato dalle autorita' di Belgrado, lavorava sotto falso nome come medico vicino la capitale serba. Si era fatto crescere la barba, e si era dato il nome di Dragan Dabic. Lavorava in un uno studio di medicina alternativa. Karadzic, secondo una prima ricostruzione della stampa serba e del suo avvocato, sarebbe stato catturato su un autobus.Una prima fotografia dopo l'arresto lo mostra irriconoscibile, visibilmente dimagrito.

Con 171 voti a favore, 128 no e 6 astenuti Palazzo Madama ha dato il via definitivo all'immunita' per le quattro alte cariche dello Stato per la legislatura in corso. "L'urgenza che ci e' stata rimproverata come una colpa con cui questo ddl e' stato affrontato. Io vorrei essere molto chiaro: questa nostra ipotesi legislativa non e' ne' molto urgente ne' poco urgente". Cosi' il ministro della Giustizia, Angelino Alfano prima di entrare in aula
[ da agi web ]
Sono soddisfattissimo per la cattura del criminale serbo,Radovan Karadzic,avevo trattato recentemente sul blog l'anniversario della strage di Srebrenica,lui ne è stato il principale autore,mancano all'appello per completare l'opera di giustizia gli altri due ricercati,Mladic e Hadzic,quando anche loro saranno consegnati al tribunale dell'Aja,il giudice Carla Del Ponte potrà celebrare il processo che ridarà giustizia alle vittime della popolazione bosniaca massacrata.
Un raggio di sole oggi finalmente è comparso dopo 13 anni.
Il buio citato nel titolo del post è il lodo Alfano diventato legge,come rendere immuni da qualsiasi inchiesta e conseguente processo le più alte cariche dello stato,sia per eventuali reati commessi in passato che per quelli futuri,inserisco il video di Marco Travaglio,nel quale accenna alla legge vergogna.
Passaparola - Lezione di legalita' dall'Albania
Buone vacanze Marco,da settembre si continuerà a martellare come dei fabbri.
Le lingue si imparano con partner
a distanza, su internet

Progetto eTandem: si chiacchiera online per imparare gli idiomi stranieri. La prima università italiana ad attivare un "nodo" è quella di Torino
TORINO
Imparare le lingue a distanza, assieme ad un partner madrelingua, utilizzando la rete. È il progetto eTandem, nato come corrispondenza via lettera e diventato, grazie alle nuove tecnologie, un vero e-learning europeo gratuito e innovativo.
Ci si registra sul network e, dopo alcuni giorni, gli organizzatori mettono a disposizione un partner con cui scrivere e parlare nell’idioma desiderato, ovviamente lo scambio è reciproco, in modo che entrambi i referenti possano imparare la lingua dell’altro.
Sono trenta gli atenei coinvolti in tutta l’Ue, coordinati dall’università della Ruhr di Bochum, in Germania, che permettono lo scambio in venti idiomi e 34 combinazioni bilingui. In Italia, per ora, è attivo il nodo curato dall’università di Torino con partner inglesi, francesi, spagnoli e tedeschi.
Il sito che organizza tale attività
http://www.slf.ruhr-uni-bochum.de/etandem/etindex-it.html
[ da la stampa web ]
Come utilizzare la rete in modo costruttivo,il sistema è adatto per i principianti e per migliorare il livello di conoscenza,assolutamente gratuito,è sufficiente buona volontà,un collegamento voce è consigliato rispetto alla semplice mail,magari mediante piattaforme tipo messenger,le quali consentono il contatto vocale,addirittura eccezionali le potenzialità Voip o Skype,la telefonia in rete a costo zero se avete un collegamento flat adsl.
Molto probabilmente per chi richiederà il partner di lingua inglese,dovrà aspettare tempi abbastanza lunghi.
Auguri e buona conoscenza di lingua straniera.
Nuova sentenza della Suprema Corte, l'ultima di una serie che va avanti da 10 anni
Quei pantaloni "non sono paragonabili a una specie di cintura di castità"

ROMA - "I jeans non sono paragonabili ad una specie di cintura di castità". Lo stabilisce nuovamente la Cassazione nella sentenza con cui ha confermato la condanna nei confronti di un 37enne che aveva molestato la figlia, ancora adolescente, della sua compagna infilandole le mani sotto i jeans.
La giovane aveva raccontato tutto al padre e al ragazzo. Quindi era scattata la denuncia. A maggio del 2005 il gip del tribunale di Padova aveva condannato l'uomo a un anno di reclusione per violenza sessuale. La corte d'appello di Venezia, a ottobre del 2007, aveva confermato il verdetto. Contro questa decisione l'imputato aveva fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la ragazza era seduta sul divano con i jeans aperti e che quindi questo significava che fosse in qualche modo consenziente.
La Terza Sezione Penale respinge oggi questa tesi sostenendo che "il fatto che la ragazza indossasse pantaloni di tipo jeans non era ostativo al toccamento interno delle parti intime, essendo possibile farlo penetrando con la mano dentro l'indumento non essendo questo paragonabile ad una specie di cintura di castità".
La Cassazione torna a occuparsi di violenze sessuali su donne in jeans, dopo dieci anni di sentenze controverse e di segno opposto. La pronuncia che fece più scalpore fu quella del febbraio 1999 che stabilì l'impossibilità di parlare di violenza nel caso in cui la vittima portasse i blue-jeans. L'indossare l'indumento significava "essere consenziente" a causa della difficoltà di sfilare i pantaloni "senza la fattiva collaborazione di chi lo porta". Da allora una serie di marce indietro: la prima due anni dopo quella pronuncia, ora l'ultima.
[ da la repubblica web ]
Nel 2008 ancora questo dilemma,chi non si trattiene da eventuali pulsioni,ne deve pagare le conseguenze,jeans o gonna che sia, solo una giustizia con delle reminescenze maschiliste può affermare e sentenziare in modo assurdo,come assolvere o concedere attenuanti per violenze sessuali o molestie se si indossano i pantaloni.
Non penso che nell'evoluta Europa abbiano dubbi a riguardo.

"Il Mezzogiorno versa in una situazione allarmante, di grandissima difficoltà sociale e di profonda crisi del settore industriale. Si sta consumando una forma di 'secessione dolce', una secessione di fatto, tra una parte del paese che va avanti e l'altra che arretra". A dirlo è Vera Lamonica, neo segretaria confederale della Cgil, con delega al tema del mezzogiorno. Una storia di sindacalista in terra di frontiera, nel luglio del 2006 diventa segretaria generale della Cgil Calabria: prima donna ai vertici di una confederazione del Mezzogiorno. "Ci sarebbe bisogno di adeguate politiche economiche e sociali - dice Lamonica - tali da coniugare sviluppo e redistribuzione ma la manovra economica sembra andare in una direzione assolutamente contraria".
Qual è il motivo che ti spinge a usare espressioni 'secessione dolce' per il Mezzogiorno?
Il motivo lo ritrovi in tutti gli indicatori economici e sociali di qualsiasi accreditato osservatore. Lo Svimez, da ultimo, segnala una contrazione dell'occupazione nel mezzogiorno. Un dato che unito all'aumento della disoccupazione e insieme alla situazione generale - il calo dei consumi, la crisi profonda del settore industriale, la condizione storica di arretratezza sui temi del lavoro - segnalano una situazione di grandissima difficoltà sociale.
Ci sarebbe una ricetta per invertire questo stato di cose?
La realtà è che manca da diversi anni un'idea di politica industriale. Rispetto allo stato in cui versa il Sud Italia servirebbero delle politiche economiche specifiche che avessero a cuore interventi sia di sviluppo che di redistribuzione. Ci sarebbe bisogno di interventi in aiuto verso quelle famiglie soggette al calo dei consumi e, al contempo, di misure che incidessero sui livelli di occupazione provando a fare emergere il lavoro nero, a stabilizzare i precari, a incrementare le possibilità occupazionali per giovani e donne.
A fronte di questo quadro come giudichi la manovra del governo sulla 'questione meridionale'?
Gli interventi che si prefigurano nella manovra vanno assolutamente in direzione contraria rispetto a quanto detto prima. Non c'è nessuna politica mirata di investimenti volti allo sviluppo perché si tagliano anche quelli in conto capitale delle amministrazioni pubbliche, tagliando di fatto qualsiasi possibilità di investimento. Ma soprattutto, nella manovra, c'è un'operazione di centralizzazione della spesa, ovvero si prendono fondi già stanziati o programmati per il mezzogiorno del Quadro strategico nazionale o del Fondo per le aree sottoutilizzate. Una scelta che va nella direzione esattamente opposta a quella del federalismo fiscale di cui si parla come necessario e imminente per il paese.
Cosa ti preoccupa di questa opera di centralizzazione delle risorse?
Innanzitutto c'è il problema di capire quale sarà il ruolo delle regioni e degli enti locali.
Ma, soprattutto, una volta centralizzate, le risorse saranno poi destinate al mezzogiorno? O magari si nasconde una colossale opera di redistribuzione verso il Nord?
Dopo aver finanziato l'eliminazione dell'Ici sottraendo i soldi stanziati per i piani delle infrastrutture per Calabria e Sicilia temiamo che il mezzogiorno possa subire un altro scippo. La centralizzazione, poi, viene destinata al finanziamento di infrastrutture 'strategiche' per il paese, e non è ben chiaro cosa vuol dire, e nel quadro che si conosce oggi per il sud c'è solo il ponte sullo stretto e niente altro.
Quantifichiamo in cifre lo spostamento di risorse di cui parli.
Sono cifre notevoli: per i progetti coerenti, più noti come progetti sponda, parliamo di circa 14,5 miliardi, per le risorse del quadro strategico nazionale di altri 14 miliardi e, ancora, alcuni fondi del Cipe già destinati e ora, invece, riallocati al fondo unico nazionale.
Non si può negare però che non ci sia un problema di qualità della spesa ?
Noi non difendiamo la spesa nel sud così com'è. È indubbio che oltre il problema della quantità di risorse c'è ne uno altrettanto importante che è nella qualità della spesa. Ci siamo sempre battuti per avere una qualità dell'amministrazione pubblica e dei governi locali in grado di rendere efficace e produttiva la spesa. Rimane il fatto che a un aria del paese che sta consumando una forma di secessione dolce, e gli indicatori implacabili ce lo dimostrano, non si possono sottrarre risorse in maniera secca sapendo che il mezzogiorno, rispetto alla sola spesa ordinaria, è a livelli inferiori rispetto al resto paese. Crescono gli elementi di preoccupazione e continueremo a batterci, insieme alle regioni, contro questi provvedimenti.
[ da Agi web ]
I gestacci all'inno nazionale da parte del senatur,freschi,freschi,appena celebrati, non sono sorprendenti,rammento cosa consigliò di fare ad una signora che sventolava il tricolore durante un suo comizio,ovvero d'usarlo nel cesso per i suoi bisogni corporali.
Se l'analisi della segretaria federale,cgil, che si occupa del mezzogiorno è esatta,la rivoluzione paventata dai padani sta per nascere, soft ma assolutamente reale,dopo decenni di esborsi a pioggia senza costruire alcunchè,un filtraggio scientifico dell'occupazione mediante posti statali quasi del tutto votati all'assistenzialismo, mancate infrastrutture e investimenti senza senso,criminalità organizzata controllore del territorio,paiono frutto d'un progetto ben studiato per tenere arretrato il sud,evidentemente ha avuto successo,ora il piano successivo,lasciarlo a se stesso per buona soddisfazione dei contibuenti produttivi del paese,piccolo particolare anche esportatore di rifiuti tossici stoccati a prezzi stracciati.
Come si dice da quelle parti,fottuti per la seconda volta e quest'ultima sarà assai più grave.

| One World, One Dream. Così recita lo slogan delle Olimpiadi di Pechino. Ma è un sogno, e un mondo, di cui non fanno parte evidentemente neri e mongoli. Almeno se e è vero quello che denuncia il South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong poco allineato con il governo centrale. Il quotidiano scrive infatti che, per ragioni di sicurezza non meglio dettagliate, ai proprietari di alcuni bar nella zona dello Stadio dei lavoratori, nel distretto di Sanlitun, nel centro di Pechino, la polizia avrebbe fatto firmare un impegno formale a impedire alcune attività, fra cui la danza e a vietare l'ingresso nei loro locali ad africani e mongoli, impegnandosi a chiedere agli avventori un documento d'identità nei casi dubbi. La motivazione ipotizzata dal giornale avrebbe a che fare con il tentativo di bloccare i traffici di droga e prostituzione, almeno durante il periodo olimpico. "Affari" evidentemente considerati un monopolio etnico. A conferma il giornale ricorda due blitz condotti alcuni mesi fa nel quartiere contro un bar frequentato da clienti di colore e contro un nightclub con entreneuse mongole. Il provvedimento, che un residente di nazionalità inglese e di incarnato bruno definisce agghiacciante, e che le autorità smentiscono, farebbe parte di una serie infinita di veti che le autorità stanno prendendo perché nulla turbi i Giochi. Rientra, stavolta in via ufficiale, fra questi l'orario tassativo di chiusura per i locali alle due (ad Atene si era deciso, al contrario di lasciarli aperti tutta la notte), l'obbligo di rimuovere i tavoli all'esterno dei ristoranti, che si teme possano venire usati come armi in caso di risse o incidenti e il divieto di tenere concerti e ed eseguire musica dal vivo. |
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a cura di Carla Reschia
[ da la stampa web ]
Se dovesse essere reale la notizia comparsa sul giornale, South China Morning Post, le polemiche alle prossime Olimpiadi a Pechino saranno assai diffuse, la giornalista della stampa si domanda se non ci fosse stata la manifestazione olimpica chissà i diritti umani a quale livello sarebbero, non mi stuferò nel ripetere che l'errore è stato affidarglieli,in questo momento storico un paese come la Cina non può avvalersi della manifestazione simbolo mondiale,non sono sufficienti i golosissimi interessi economici,i quali sono stati l'unico motivo d'interesse.
La situazione in Tibet,le condanne a morte con processi sommari,espropri terrieri nelle campagne per un tozzo di pane nel migliore delle ipotesi,uno sviluppo economico becero,il quale non rispetta la salute e la sicurezza dei lavoratori,anzi li sfrutta in modo vergognoso,un buon numero di arricchiti alle spalle della maggioranza dei lavoratori, il tutto all'insegna d'un inquinamento allucinante.
Grazie al Cio per l'illuminante decisione.....

Abbiamo un bell’assortimento di senatori a vita, non c’è che dire. Il mafioso prescritto Andreotti, il cocainomane Emilio Colombo, l’insolente Cossiga, che non perde occasione per dar fiato alla bocca. Vive di ossessioni, insegue fantasmi, ha il complesso del sopravvissuto. Problemi economici non ne ha, gira con dieci uomini e tre auto di scorta, sarà senatore fin che campa in quanto ex presidente della repubblichetta. Ha pure sistemato il figlio Giuseppe come parlamentare pdl e sottosegretario alla Difesa. Non sapendo come ingannare il tempo, a ottant’anni spara fesserie e sparge veleno senza requie. Tanto nessuno lo prende sul serio e comunque gode dell’insindacabilità parlamentare. Perché sia chiamato in tribunale a render conto di quel che dice (come capita a molti blogger) occorrerebbe il voto favorevole della maggioranza del Senato. Praticamente impossibile.
La grande riforma neo-piduista della giustizia, recentemente annunciata dall’imputato autoimmune, sarà affidata alla supervisione di tre “saggi”: uno è Cossiga. Ecco la sua ultima esternazione a Radio 24. Dove tra l’altro dà del cretino a ciascun elettore di un certo partito: indovinate quale. Fatela ascoltare a qualche amico straniero che non sa nulla dell’Italia. E poi spiegategli con calma che non si tratta di un comico ma di un ex capo dello Stato, ex presidente del Senato ed ex presidente del Consiglio, ora senatore a vita nonché consulente per la riforma berlusconiana della giustizia.
Facile per l'ex di tutto di questo paese,nelle più alte cariche investite,affermare qualsiasi cosa e non risponderne alla giustizia,un aspetto è certo,ha costantemente avuto un ego molto sviluppato,per esperienza diffidare degli uomini o donne che siano,quelli della verità costantemente in tasca,se non devono manco pagare dazio per le loro affermazioni,la questione diventa molto grave.
Nel settennato di Presidenza della Repubblica fu definito,picconatore,personalmente ritengo che fu delirio di onnipotenza,purtroppo mai sopito.
Come ogni estate scendono le scorte trasfusionali per gli interventi di emergenza. Appello alla donazione del Centro Nazionale Sangue



Dal 2010 impronte digitali per tutti
Sulla carta d'identità. E dal
prossimo anno test-anti droga
e alcol per avere la patente

Due misure sulla sicurezza: impronte digitali non più prelevate solo ai rom,ma a tutti e, per giunta, riportate sulla carta d’identità a iniziare dal 2010, e un test antidroga e antialcol per ottenere la patente. La decisione sulle impronte è stata presa, con accordo trasversale tra le parti, nel corso di una votazione notturna nella commissione Bilancio e Finanze della Camera, come emendamento alla manovra finanziaria. Dato il plauso condiviso, la decisione aveva tutte le caratteristiche per essere giudicata salomonica e pacificatrice, in grado cioè di stemperare le polemiche suscitate dal provvedimento del governo in materia di sicurezza, che prevedeva la rilevazione delle impronte ai bambini rom.
Invece non è stato così, perché se le impronte verranno prese a chiunque voglia rinnovare la carta d’identità dal 2010 in poi, di questa scelta ciascuno ha voluto sottolineare un’angolazione particolare. La maggioranza, per esempio, saluta questa misuracome la fine della diatriba delle ultime settimane sulla «presunta schedatura » dei bambini rom. Il ministro Andrea Ronchi (confortato anche dall’opinione del sindaco Alemanno) parla di «un provvedimento che è la giusta risposta alle accuse di razzismo », mentre il suo collegaRoberto Calderoli sottolina come la nuova normativa sulle carte d’identità costituisca una svolta anche amministrativa, che «consente di fornire ai cittadini importanti servizi, come l’assistenza sanitaria».
E l’opposizione? Concorda sulla linea «impronte a tutti» ma dissente - è l’istanza di Walter Veltroni - sull’opportunità di mantenere ancora in vita il provvedimento su quelle prelevate ai rom «e quindi chiediamo - dice il leader del pd - che quella misura sia sospesa ». Quanto a Di Pietro, nel merito è della stessa opinione, nel tono no: «E’ una proposta scioccante e provocatoria per attenuare altre scelte razziste e xenofobe fatte dal governo». Mail governo, per amor di pace, farà il passo indietro di ritirare la schedatura dei bambini rom tramite prelievo delle impronte? No, non lo farà. Lo ha detto chiaramente Maroni. «Perché dovremmo ritirare questa misura - dice il ministro dell’Interno - bisogna leggere bene i documenti prima di parlare - aggiunge con riferimento all’istanza di Veltroni - la nostra è un’ordinanza che riguarda i censimenti nei campo nomadi e non contro i rom. E prevede che i censimenti si facciano attraverso rilievi fotosegnaletici, tra cui le impronte digitali».
Quindi le due cose - censimenti nei campi rom e impronte sulle carte d’identità - hanno genesi e percorsi diversi e continueranno queste loro duplici e parallele vie. Su tutti arriva però l’indicazione del garante della privacy, Francesco Pizzetti che, proprio illustrando il rapporto al Parlamento, ha fatto riferimento a queste ipotesi in discussione: «L’uso delle impronte - avverte il professore - non può essere discriminatorio » anche se, ammette, «è diverso il discorso se il prelievo riguarda tutti». Infine, nel 2009 sarà necessario effettuare il test anti droga e alcol per ottenere la patente o il patentino: da settembre partirà una sperimentazione in quattro città (Cagliari, Verona, Perugia, Foggia) e dal prossimo anno la misura sarà estesa all’intero territorio nazionale.
Lo ha deciso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, secondo il quale «con la sperimentazione verrà anticipata una normativa europea che prevede entro il 2011 l’introduzione obbligatoria di questo test fra i paesi membri». Il test sarà obbligatorio nell’ambito della visita medica, per chi chiede il patentino per guidare un motorino (quattordicenni), per i sedicenni che vogliono prendere la patente per la moto e infine per la patente vera e propria.
[ da la stampa web ]
Un sistema ormai vetusto,superato e facilmente aggirabile dai criminali,toccherebbe avere più coraggio e in linea coi tempi,la mappatura personale del Dna,un investimento non indifferente ma tecnologicamente attuale.
L'uovo di colombo uscito dalle menti geniali dell'attuale esecutivo,è il mascheramento dell'effettivo fine,ovvero una schedatura quasi esclusivamente della popolazione extracomunitaria,lasciando perdere la vergogna della schedatura dei bambini rom,come ho affermato prima,Dna per gli adulti,ma per tutti,lasciando perdere le stronzate,oltretutto censurate dalla comunità europea.
Sul test antidroga e alcolemico per i futuri patentati,sono possibilista,però i controlli direttamente sulla strada sono fondamentali.
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Fossano: Molino Cordero, tra 8 giorni il primo anniversario
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Mercoledì 16 luglio Fossano commemorerà il primo anniversario della tragedia al Molino Cordero, che dodici mesi fa costò la vita a Mario Ricca, Massimiliano Manuello, Valerio Anchino, Antonio Cavicchioli e Marino Barale. La giornata di ricordo avrà inizio alle 17 con la commemorazione civile davanti al Molino Cordero, con interventi delle autorità, i canti dei cori parrocchiali, lo scoprimento della stele, realizzata in memoria delle vittime dallo scultore Paolo Serrau, la deposizione delle corone d’alloro e l’esecuzione del silenzio. Seguirà, alle 18.30, la Messa in Cattedrale celebrata dal vescovo Mons. Giuseppe Cavallotto. Alle 21, la palestra dei Salesiani ospiterà la rappresentazione teatrale 'Col sudore della fronte' scritta e diretta da Antonio Martorello, a cura dell’associazione 'Mascateatrale'. Hanno già assicurato la loro presenza, la presidente della Regione Mercedes Bresso, il sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli, il presidente della Provincia Raffaele Costa, l’ex ministro Cesare Damiano. “Siamo giunti ormai al primo anniversario della tragedia del Molino Cordero - commenta il presidente dell’Associazione 16 luglio 2007 Paolo Costamagna - e a nome dell’Associazione voglio ricordare i tanti gesti di generosità a favore delle famiglie delle vittime: piccole e grandi somme elargite con generosità e discrezione. Il nostro merito è di aver fatto sì che i riflettori dell'opinione pubblica non si spegnessero su un dolore tanto grande e che questo evento, per quanto doloroso, venisse ricordato come si conviene, essendo ormai entrato a far parte della storia di Fossano. Ci saranno ancora giorni tristi. Il mio auspicio è che vengano consolati dal giorno in cui verrà fatta giustizia”.
“Da quel terribile 16 luglio 2007 - aggiunge il sindaco Francesco Balocco - abbiamo imparato molte cose: abbiamo imparato che i molini, secondo una normativa priva di logica, sono considerati aziende insalubri, ma non pericolose; che i media sono restii a dare risonanza alle tragedie sul lavoro, ancor più quando di mezzo c’è una piccola azienda di una provincia operosa, ma lontana dai santuari del potere economico e politico come la nostra; che le banche - alcune banche - non esitano a spingere le aziende verso il fallimento pur di rientrare dei crediti vantati, a prescindere dalle ragioni che ne hanno provocato la crisi; che non tutti i morti sono uguali di fronte alla legge, se questa non prevede risarcimenti svincolati da fallimenti e da massimali assicurativi inadeguati alla situazione aziendale. Abbiamo però anche imparato che la comunità fossanese ha gli strumenti per reagire, con spirito di sacrificio e senso di grande solidarietà, alle circostanze più drammatiche. Lo ha dimostrato sin dall’inizio, con la generosità dei soccorsi, che hanno spinto il Presidente della Repubblica a conferire 6 Medaglie d’Argento al Valor Civile a due vigili e quattro carabinieri fossanesi. Lo ha confermato, in seguito, la grande partecipazione alla raccolta fondi, testimonianza tangibile e concreta della vicinanza dei nostri concittadini ai familiari delle vittime. La commemorazione di mercoledì 16 luglio 2008 è un’occasione per scolpire nel cuore questa vicenda, con il dolore che reca con sé e con gli insegnamenti che da essa possiamo trarre: è un modo per ricordare le 5 vittime e per ricordare a noi stessi che siamo una comunità coesa, capace di dare e di ricevere aiuto in caso di bisogno”.
[ da http://www.targatocn.it/it/internal.php?news_code=52026&cat_code=10 ]
Una strage del lavoro quasi dimenticata,cinque le vittime di quel disastro,l'eplosione dilaniò la struttura e le vite dei lavoratori,la struttura è irrimediabilmente distrutta,ancora oggi le famiglie delle vittime non hanno percepito alcunchè e i sopravvissuti sono disoccupati a maggioranza.
La commemorazione di oggi ha esaltato la solidarietà della comunità,ma la giustizia dovrà fare il suo corso,nel stabilire le eventuali mancanze di sicurezza che molto probabilmente ci furono.
Con tutto il rispetto alle vittime della Thyssen-Krupp e le doverose prese di posizione non solo legali,la tragedia di Fossano sembrerebbe dimenticata,direi che lo sia effettivamente.